News dal web: Esempi di cure complementari per la gestione del dolore

Sempre più di frequente le Cure Complementari si accostano e cooperano con la medicina convenzionale. Anche nella pratica infermieristica (v. Gruppo di lavoro cure Complementari della federazione Ipasvi, 2002) dove i modelli assistenziali basati sulla centralità e l’alleanza con l’assistito mettono in evidenza il concetto del prendersi cura “in modo olistico”, si è sempre più affermato un crescente interesse verso alcune tecniche e metodi che però richiedono da parte dei professionisti dell’assistenza l’acquisizione di maggiori conoscenze, di evidenze e di esperienze che testimoniano i benefici di tali discipline in particolare nella gestione del dolore.

Effetto benefico del massaggio nella gestione del dolore

Alcuni studi dimostrano il significativo effetto benefico del massaggio nella gestione del dolore, come anche del benessere psicologico, della tensione e dell’ansia.

Il massaggio come intervento terapeutico ha guadagnato nel tempo un rapido riconoscimento. Per questa tecnica complementare – come per molte altre – è fondamentale creare un rapporto di fiducia verso il curante in quanto si entra in stretto contatto fisico (Dreyer et al., 2015).

Esistono vari tipi di massaggi (tradizionale, DO-IN, Tuina, ayurvedico, infantile, riflessologico plantare, shiatsu) che possono essere stimolanti o sedativi, che possono riguardare tutto il corpo o solo alcune sue parti. Nell’attuare la tecnica il professionista può usare solo le mani oppure apparecchiature specifiche (Rankin-Box, 2002).

Possono essere usate anche creme, oli, lozioni o talco. Circa 10-20 minuti sono sufficienti a poter raggiungere l’effetto desiderato. È fondamentale garantire una posizione e un ambiente confortevole e adattare la tecnica in base ai bisogni e alle preferenze del paziente.

Alla base della buona riuscita della terapia complementare tramite massaggio c’è la formazione del curante.

Reiki e gestione del dolore

Tra le Touch Therapy o tecniche di contatto manuale, il Reiki sembra essere tra le più efficaci per il rilassamento e l’analgesia. Il Reiki è un antico e semplice metodo di cura tibetano tramite il tocco delle mani.

Viene utilizzato nell’assistenza pre e post-operatoria, durante i trattamenti chemioterapici e radioterapici, nel malato oncologico avanzato e terminale e negli stati ansioso-depressivi in genere.

Viene classificato dal National Center for Complementary and Alternative Medicine (National Institute of Health) tra le terapie della biofield medicine o terapie del campo energetico, in quanto si ispira ad un modello “naturale”, “olistico” ed “energetico”.

Il Reiki infatti agisce sugli elementi psicoenergetici della personalità favorendo il riallineamento dell’insieme corpo-mente-spirito. Durante il trattamento il paziente resta vestito e comodamente posizionato in un ambiente confortevole, mentre l’operatore esegue una leggera pressione con le mani su punti specifici.

Ogni tocco ha la durata di circa 3-5 minuti (il trattamento completo dura circa 30-45 minuti) e i punti da stimolare corrispondono ai “centri energetici” della medicina orientale – i cosiddetti chakra – ovvero:

  • occhi
  • tempie
  • nuca
  • torace
  • epigastrio
  • regione periombelicale
  • ipogastrio
  • regioni sovra e sottoscapolari
  • tratto lombare
  • regione sacrale
  • cavi poplitei
  • piante dei piedi.

Può essere eseguito un trattamento localizzato anche solo per una zona dolorante delimitata. I vantaggi di questa tecnica, anche in campo sanitario, sono molteplici:

  • non presenta alcun effetto collaterale
  • è una tecnica standardizzata e riproducibile che può essere acquisita tramite formazione specifica (un seminario della durata di un paio di giorni)
  • è praticabile sia in ospedale che a domicilio (esistono anche molti studi/ambulatori infermieristici nei quali viene praticato)
  • è di facile apprendimento e non si usano aghi o strumenti particolari che possano in qualche modo nuocere al paziente
  • è possibile anche l’autotrattamento (self help), che permette di sostenere e ricaricare energicamente il personale dedito all’assistenza con molteplici benefici quali la riduzione della stanchezza fisica ed emotiva, la riduzione dell’ansia da prestazione, della depressione e del senso di impotenza.

Efficacia della musicoterapia nella gestione del dolore

Le emozioni negative, l’ansia, la paura e il timore legato al solo pensiero di dover soffrire, aumentano la percezione del dolore. La riduzione quindi dello stress psico-fisico associato all’ansia permette di diminuire la percezione del dolore e di migliorare lo stato generale del paziente.

La musicoterapia è uno strumento di intervento terapeutico attraverso il quale il curante aiuta il paziente a raggiungere uno stato di “benessere” psico-fisico. La musicoterapia permette di rilassare la persona alleviando l’ansia e immergendola in pensieri che la rendono più serena.

Per questo è fondamentale scegliere il tipo di musica giusta in base ai gusti personali del paziente, considerando anche che in genere sono molto influenzati dall’età e dalla cultura del paziente stesso.

Alcuni studi hanno dimostrato che il giusto ritmo musicale permette la liberazione di oppioidi endogeni che consentono non solo il controllo del dolore fisico, ma anche di quello emotivo legato soprattutto alla perdita sociale o all’affettività.

L’effetto più generale dato dalla musicoterapia si è visto quindi che è dato dal cambiamento delle principali molecole affettive del cervello che contribuiscono alla regolazione delle sensazioni dolorose, fisiche o mentali (Bernatzky et al., 2011).

È stato dimostrato inoltre che grazie all’uso di questa tecnica complementare c’è una attenuazione della percezione del dolore del 50% dopo un intervento chirurgico e di conseguenza la riduzione di pari passo della richiesta di farmaci analgesici.

La musica come terapia complementare presenta diverse peculiarità vantaggiose:

  • agisce sul sistema nervoso centrale in modo positivo, in particolare nelle aree più profonde del cervello comprese le regioni gratificanti e nel nucleo di accumbens, che gioca un ruolo importante nei meccanismi di rinforzo, nella risata, nell’elaborazione delle sensazioni di piacere e paura oltre che all’insorgere dell’effetto placebo
  • modera la somministrazione di prodotti farmaceutici con riduzione anche dei costi
  • non presenta effetti collaterali e si può facilmente integrare ad un programma di gestione del doloremultimodale.

Ovviamente come tutte le terapie complementari la musicoterapia affianca la terapia convenzionale senza mai sostituirla.

di Francesca Gianfrancesco  da https://www.nurse24.it

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